Alchimie & Lacerazionihomel'autoreoperedesigncontatti 

L'autore - introduzione di Giselda Paulon



Il 2008 Nella confusione in cui versa l’arte figurativa, inaspettato e imprevedibile irrompe Forchiassin. Con un lavoro che è tutto nuovo – per tecnica e senso – ma che sembra partire da molto lontano. Uno dei titoli, ‘alchimie’, rimanda a ricordi esoterici, quando il filosofo-scienziato pretendeva di estrapolare i segreti della natura, nella solitudine di un dialogo con il divino che dall’alto incoraggiava gli sforzi prematuri del ‘mago’. E così Virgilio usa il fuoco per creare le sue stesure e inventa i colori attraverso complicate reazioni chimiche. Da chissà quanto tempo gli cresceva dentro l’urgenza di ricominciare il discorso – e dunque anche il percorso – per liberarsi dalle ideologie consunte e per passare lo straccio sulla lavagna imbrattata.

Una cosa occorre sfatare: qui non c’è l’astrazione intesa come un ‘fuori’, quella che di solito suggerisce un faticoso processo cerebrale o, al contrario, un abbandono onirico.    
Qui è tutto vero, presente, questa è materia viva, che respira e freme. Qui ci sono rumori e silenzi.

Lacerazioni. Ancora materia che si fa spaccare, dove e quando la natura lancia il suo richiamo. Dalla superficie materica spunta un rivolo, o una macchia: qualche volta è una ferita sulla pelle, rosso sangue, caldo e drammatico – qualche volta un canto gioioso e trionfante, che si fa azzurro o rosso e azzurro o rosso azzurro e nero. Il dialogo è intenso e lo sguardo imprigionato nello scambio empatico. Il fuoco, l’aria, l’acqua, il fumo – finché il limite è oltrepassato e allora alchimie e lacerazioni diventano una cosa sola.

La geometria guida il tracciato con mosse inappellabili. È il progetto cosmico, che non sa sbagliare. E Virgilio non sbaglia. La mano dell’artista, anche quando ne è inconsapevole, è sempre guidata dalla matematica. Io lo penso spesso quando guardo i quadri di Lucatello. O i quadrati di Mondrian, o i buchi di Fontana, riferimenti che non faccio per avvalermi delle detestabili caselle che usano i critici – non appartengo alla categoria – ma per rendere chiara l’immagine di questa magistrale complessità. Perché così la chiamano i fisici. Complessità. E in fondo non siamo poi tanto lontani dalla vecchia magia.

Queste le opere che Virgilio ci mostra con la commovente freschezza di un poeta. Purché non restino celate in una nicchia, per la felicità di pochi.


Giselda Paulon, 2011